ATTUALITA DI EMMANUEL MOUNIER NEL VENTESIMO SECOLO

da Guy Coq

Guy Coq è libero docente di filosofia, membro del comitato di redazione della rivista Esprit, Presidente emerito dell'Associazione degli Amici di Emmanuel Mounier, già professore associato dell'Osservatorio Fede e Cultura. Tra le sue numerose pubblicazioni: Dis-moi ton espérance, la laïcité, principe universel; Mounier et l'engagement politique.

Mentre il giovane dottorando Emmanuel Mounier si sta interrogando su un possibile titolo di tesi, viene portato ad orientarsi verso un avvenire assai diverso dalla carriera accademica. Siamo agli inizi degli anni '30. La crisi del '29 sta raggiungendo l'Europa. Ma, per Mounier e alcuni sui amici, la crisi ha una portata assai più globale della sola economia, è una crisi di civiltà.

1. Mounier, pensatore della crisi di civiltà

Questa crisi di coscienza lo condusse, con altri amici, all'idea di fondare un movimento portatore di una rivoluzione personalistica e comunitaria. L'essenziale del progetto prese forma alla fine del 1932 con la creazione della rivista Esprit
Mounier firmò l'articolo identificando la rivista: « Rifare il Rinascimento ». In effetti, la civilizzazione nata con il Rinascimento era centrata sull'individuo e non fu capace di portare un progetto di società. L'affermazione che l'individuo era un unico assoluto fu accompagnata da un arretramento e da un impoverimento dei legami sociali, fino a minacciare la coesione della società, la possibilità di un mondo comune. Gli individui « hanno preso le distanze, svuotato, agirato ogni realtà collettiva a loro immagine. Sotto i loro effetti anarchici, l'universo umano si è dissolto in un pulviscolo di mondi chiusi: professioni, classi, nazioni, interessi economici ». La libertà individuale è diventata: « Lasciate fare, lasciate passare i più forti. »
Tuttavia, Mounier non condanna lo stesso ideale dell'emergenza dell'individuo, bensì la sua decadenza, la rottura tra individuo e società. Il dramma sta nell'emergenza dell'individuo contro la persona, deriva spinta fino all'estremo durante il ventesimo secolo.

Al di là dell'individuo, la Persona

E' questo il motivo per cui l'intuizione fondamentale di Mounier è di proporre un superamento dell'individuo mediante una più esatta concezione della realtà umana: la Persona.
In ogni essere umano, vi è una tensione tra due poli opposti: l'individuale e il personale. Mounier estende questa tensione alla scala della storia universale. Nella storia del mondo, « l'emergenza della persona creatrice » si traduce come una lotta tra « due tendenze di senso opposto ». L'una è « una tendenza permanente alla depersonalizzazione » che si orienta verso « l'impersonalità », la dispersione, la ripetizione. « L'altra è un movimento di personalizzazione che comincia soltanto con l'uomo ma di cui si può rilevare la preparazione attraverso tutta la storia dell'universo. » In una nota Mounier fa riferimento agli scritti di Pierre Teilhard de Chardin. Vi troviamo l'ultima sintesi della sua filosofia fatta da Mounier nel libretto intitolato le Personalisme costantemente ristampato per più di cinquant'anni da Les Presses universitaires de France (PUF) nella nota collana « Que sais-je? ».(Questo best-seller ha reso possibile l'accesso diretto a Mounier e costituisce ancora oggi la migliore introduzione a Mounier e perfino alla filosofia)
Mounier, quindi, non respinge l'individuo ma gli dà senso nel movimento di personalizzazione: « L'uomo intero « individuo » e « persona » è presente e attivo in ogni momento »
Il significato di questa presenza globale, attraversata da una tensione globale, viene precisato: « l'individuazione appare ancora come una dispersione, mentre la personalizzazione è un movimento di concentrazione e di raccoglimento ».
Mounier traccia una storia illuminante dei quattro secoli che ci separano dal Rinascimento. Nel ventesimo secolo, egli sottolinea il fatto che le due guerre mondiali, lo Stato poliziesco, l'universo concentrazionario hanno « orchestrato  » -per limitarsi al XX° secolo- il tema della decadenza dell'individuo, l'ascesa del nichilismo. Fin dal Rinascimento, lo squilibrio inizia. Successivamente, l'individuo inizia la sua degradazione attraverso l'uomo borghese cioè « l'uomo che ha perso il senso dell'Essere, che si muove soltanto in mezzo alle cose utilizzabili, sganciate dal loro mistero. »
La crisi di civilizzazione si gioca sul piano della concezione dell'uomo sia su quello dell'economia. A partire dal XVIII° secolo, la nascita e lo sviluppo dell'economia derivano verso una forma di capitalismo sempre più sottomesso alla legge del massimo profitto. Per Mounier, questa deriva non era fatale. Essa ha provocato « la sostituzione del profitto speculativo al profitto industriale, dei valori di conforto ai valori di creazione. » Questa evoluzione ha « tolto la sua corona all'ideale individualista ».
Alla fine dei conti, tutte le sfere della vita umana sono state sempre più sottomesse alla logica del profitto massimo e della speculazione: « proliferando come un cancro, l'organismo economico ha sconvolto e soffocato il resto dell'organismo sociale. » La conseguenza di questa diagnosi sulla crisi è che la lotta per « rifare il rinascimento » per ricostruire la civilizzazione, deve svolgersi su due fronti; il fronte economico e nello stesso tempo, il fronte filosofico e spirituale.

Filosofia della Persona

Ci limiteremo al tema della persona e all'esigenza che ne deriva, l’urgenza dell’impegno che conduce Mounier a elaborare una vera filosofia del cittadino attivo, pensiero che elabora sotto l’impulso degli avvenimenti e delle tragedie della meta del XX° secolo. Non si trova nell’opera di Mounier un concetto di persona in quanto essa non può essere percepita con un solo sforzo intellettuale. Essa è presente soltanto nella qualità della relazione tra le persone, nell'incontro tra esistenze che sono vissute prima di essere messe in luce dal pensiero. L’idea di persona corrisponde, per Mounier, ad uno sforzo per cogliere l’umanità nella sua globalità. E’ questa la ragione per cui il cammino di Mounier consiste nel superare i vari termini mediante i quali si pretenderebbe di esaurire la realtà umana. Perciò, la realtà della persona è colta come di più e altro rispetto all’IO, la coscienza, il soggetto, il corpo, la personalità, i ruoli, l’intelletto… la persona indica un movimento di unificazione mai terminato e che Mounier indica come movimento di trascendenza.
Questo movimento è triplo: è trascendenza da sé verso sé, trascendenza verso i valori, trascendenza verso gli altri. Il cammino verso sé stesso è innanzitutto la ricerca della mia vocazione, principio unificatore della persona: « La mia persona è dentro di me la presenza e l’unità di una vocazione senza tempo che mi chiama a superare indefinitamente me stesso e opera, attraverso la materia che la rinfrange, una unificazione sempre ricominciata degli elementi che si agitano in me ». Questa vocazione unica attribuisce a ciascuno un posto insostituibile nell'umanità. Ma essa non è immediatamente visibile; occorre scoprirla: « La missione primaria di ogni uomo è di scoprire progressivamente quella cifra unica che segna il suo posto e i suoi doveri nella comunità universale »
Il secondo movimento di trascendenza è orientato verso alcuni valori di fronte ai quali l’impegno può comportare perfino il rischio della propria vita. Il valore concepito da Mounier non è un’astrazione, esso è slancio spirituale nella persona, via necessaria per compiere la persona, ma nello stesso tempo è attraverso la persona che un valore vive ed esiste. Il suo luogo è il cuore vivente delle persone. « Senza i valori le persone non esisterebbero pienamente, ma i valori esistono soltanto mediante il fiat veritas tua detto dalle persone. »
La terza trascendenza della persona avviene verso gli altri. « La persona esiste soltanto verso gli altri, essa si conosce soltanto negli altri. L’esperienza primitiva della persona è l’esperienza della seconda persona. “Io” “Tu” e in questo ultimo il “Noi” precede l' “Io” o perlomeno lo accompagna. » Il “noi” interpersonale, riconoscimento reciproco delle persone, è la base della comunità secondo Mounier. L’idea di una comunità di persone gli permette di criticare i collettivi umani nei quali la persona non è pienamente riconosciuta.

Queste brevi indicazioni sul significato della persona sfociano su un'esigenza fondamentale: è mediante i suoi impegni che la persona dimostra ciò che è. Essa esiste veramente attraverso i suoi impegni. « Che l’esistenza sia azione, e l’esistenza perfetta una azione perfetta ma sempre azione, è una delle intuizioni principali del pensiero contemporaneo. » E Mounier insiste: « Dal lato dell’uomo, l’azione indica l’esperienza spirituale integrale. »

III - L'impegno: Mounier, pensatore del cittadino attivo

E' quindi a partire da ciò che è realmente la persona che l'impegno acquisisce il senso di imperativo categorico. In effetti, ciò che l'imperativo categorico è nel pensiero di Kant diventa impegno nel pensiero di Mounier. E' nella misura in cui la persona è inseparabilmente corpo e spirito che essa può realizzarsi soltanto nell'azione, nell'impegno sensibile, sociale, nella presa in conto del fatto umano essenziale: la bipolarità individuo-persona esprime l'incarnazione, « e pure l'urgenza ad assumerla nei propri impegni. »
Mounier, con il suo amico il filosofo Paul Louis Landsberg, è all'origine di questa nozione d'impegno che viene spesso attribuita a Sartre il quale l'ha in realtà presa in prestito da Mounier. Quando Mounier rompe con quanto chiama la tentazione della purezza, egli -fin dalla meta degli anni '30- s'impegna concretamente con la sua rivista nei confronti degli avvenimenti principali dell'epoca: 1934, il rifiuto del fascismo; 1936: il fronte popolare, la solidarietà nei confronti dei repubblicani spagnoli contro Franco; 1938, contro gli accordi di Monaco di Baviera. « Indomani di un tradimento », la rivista di Mounier, è pure tra le prime a dare conoscenza dell'orrore antisemita di Hitler, dell'esistenza dei campi sovietici, tanto per citare soltanto avvenimenti dell'ante-guerra.
Paul Louis Landsberg pubblicò nella rivista Esprit alcuni dei suoi principali testi sul tema dell'impegno. Occorre leggere, rileggere e meditare il testo particolarmente forte intitolato « Riflessioni sull'impegno personale ». Landsberg giustifica l'impegno con il nostro coinvolgimento di fatto nella storia: « il carattere storico della nostra vita esige l'impegno come condizione dell'umanizzazione. » La nostra vita individuale è necessariamente legata a molte altre. Il nostro divenire individuale s'impara nella durata, non soltanto la nostra ma pure quella della storia: « La nostra vita acquisisce senso soltanto nella partecipazione alla storia delle collettività di cui facciamo parte » Rifiutare questa condizione storica è rifiutare la condizione umana e la condizione della umanizzazione.
Cause imperfette, mezzi discutibili...
Landsberg insiste pure sul fatto che dobbiamo essere solidali delle cause imperfette. In effetti, la scelta non è tra idee astratte ma « tra forze e movimenti reali che, dal passato al presente, conducono alle possibilità dell'avvenire. » Questa consapevolezza dell'imperfezione delle cause deve proteggerci dal fanatismo « cioè dalla convinzione di vivere in possesso di una verità assoluta ed integrale. » Mediante questa « consapevolezza inquieta », possiamo condurre una « critica continua » che tende a perfezionare sempre più la causa. La riflessione di Mounier è parallela a quella di Landsberg: « Ci impegnamo sempre in lotte discutibili su cause imperfette. Rifiutare per questo d'impegnarsi sarebbe rifiutare la condizione umana. » Gli scopi sono imperfetti, i mezzi pure. Ma dobbiamo assumere una fedeltà assoluta ad alcuni valori essenziali. Certamente, se sono attaccato ad alcuni valori assoluti, sono tentato di aspettarmi delle « cause perfette e dei mezzi ineccepibili » per agire. In nome della purezza, occorre forse non far niente? Mounier riconosce che inizialmente è stato tentato di rifuggire davanti al fatto politico e a preferire delle testimonianze personali. Ma l'astensione è illusoria. « Lo scetticismo è pure una filosofia, il non intervento tra il 1936 e il 1939 ha generato la guerra di Hitler; e chi non fa politica fa passivamente la politica del potere in carica »
Inoltre non c'è mai il cento per cento di ragioni favorevoli ad una certa opzione: « Sei febbraio, Guerra di Spagna, Fronte popolare, Monaco, Vichy, c'erano sempre alcune buone ragioni negli avversari, sufficiente stupidaggine e spregevolezza nell'alleato, per mettere in pericolo la nostra scelta  »

Conoscenza dell'impegno

Nel processo contro coloro che rifiutano l'impegno, vi è un altro importante argomento contro quelli che dicono di aspettare di possedere una conoscenza completa dei problemi, delle situazioni, prima di impegnarsi. Paul Louis Landsberg critica questa astensione. Egli sottolinea che le situazioni sociali, politiche, implicano sempre delle scommesse di valori (dignità, giustizia... ) che occorre cogliere per comprendere le situazioni.
Ora, occorre una certa forma d'impegno nei confronti della situazione per avere coscienza delle implicazioni di valori.
« La sincerità di una situazione mi è accessibile soltanto attraverso una partecipazione integrale alla sua struttura. » L'impegno in una situazione storica mi consente di conoscere veramente la situazione attraverso le scommesse di valori in atto: « soltanto tale impegno permette una conoscenza intima, una vera comprensione della storia che si realizza unicamente mediante l'atto di solidarizzare e identificarsi ad una causa  »
Si potrebbe pensare che Landsberg si è chiuso in un circolo vizioso. egli sembra dire che, per conoscere le ragioni di un impegno, occorrerebbe essere già impegnato. Il circolo vizioso viene evitato distinguendo due tappe nell'impegno.
La prima consiste nell'entrare nella situazione e coglierne le contraddizioni « identificandosi con gli antagonismi strazianti che essa contiene ». Questo primo impegno presuppone di entrare nella comprensione delle forze sociali e politiche ma nello stesso tempo di lasciarsi coinvolgere nelle scommesse sui valori che la situazione comporta.
La seconda tappa impone di « scegliere una delle forze e delle direzioni di valori che la situazione comporta ». In effetti, nessuno dispone di un punto di vista a strapiombo delle situazioni sociali o storiche a partire dal quale potrebbe assumere una posizione obiettiva, scientifica, neutra, grazie alla sua posizione alta, alla sua distanza rispetto alle forze in azione. Non esiste un sapere accertato, una scienza sicura del politico e del sociale di cui sarebbe sufficiente avere la padronanza assoluta per comprendere la storia. E' dall'interno dell'azione, dell'impegno, che gli attori acquisiscono una coscienza chiara degli avvenimenti.
Mounier completa l'analisi di Landsberg mediante la sua critica di ogni teoria globale e definitiva che pretenderebbe pensare la storia a priori e le cui azioni, gli impegni, sarebbero semplici applicazioni. « Un'azione ragionevole non è un'azione completamente pensata prima, le cui modalità sono dedotte in un secondo tempo a partire dai principi e degli schemi prestabiliti »

Il pensiero dell'azioni

Mounier spiega questa impossibilità teorica: « Non c'è deduzione immediata e certa da una teoria elaborata alle forme di azioni che ne possono derivare ». E Mounier applica questa impossibile deduzione alla sua propria dottrina, il Personalismo. Esso non può, e non pretende di avere il ruolo di una teoria compiuta. Esso non comanda una o un'altra forma di azione politica. Esso si sforza di pensare l'azione, di dare all'uomo che agisce quanto serve per pensare meglio a ciò che fa, pensare meglio il sociale, il politico; ma, a partire da questi punti di appoggio, da questo pensiero sulle pratiche, appartiene alla persona di decidere della sua azione. La politica suppone l'esistenza di creatori i quali, appoggiandosi sul Personalismo, gli daranno un destino. Non esiste quindi un programma politico personalista. Ma il cittadino che si nutre del pensiero personalista rifiuterà necessariamente certi modi di fare politica. Egli denuncerà il cinismo, l'idolatria tecnocratica, sarà lucido sui miti e i loro pericoli, sulle passioni di potere e esigente sull'incarnazione dei valori. Mounier aggiunge due altre spiegazioni a questa impossibile teoria dottrinaria e dogmatica dell'azione. Innanzitutto, nessuna azione può pretendere dominare le situazioni che incontra. in effetti, l'azione è sempre confrontata « a situazioni di fatto di cui non abbiamo portato i dati e il cui sviluppo sfugge in larga misura al nostro controllo »
Ogni impegno deve tener conto di un mondo all'interno del quale l'azione deve inserirsi. « Siamo imbarcati in un corpo, una famiglia, un ambiente, una classe sociale, una patria, un'epoca che non abbiamo scelto ». E' impossibile uscirne. La conseguenza è che l'azione non può scaturire da una meditazione solitaria ne affidarsi ad un'utopia, ma esige un'analisi del movimento della storia: « Analizzare direttamente il movimento della storia in una esperienza vissuta e progressiva è l'unico mezzo per dirigere la storia »

L'avvenimento

Il secondo ostacolo ad una teoria inglobante della storia è il ruolo essenziale dell'avvenimento: la novità che spunta, non prevista, che sconvolge il corso di una vita come la storia di una società; in una vita, sono pochi a contare veramente « tre o quattro sono i cavalieri solenni del nostro destino ». Questa bella formula potrebbe applicarsi anche alla vita di una società... A volte l'avvenimento « ci assale in una curva, altri cadono come un fulmine e si allontanano lasciando il silenzio su un cumulo di rovine »
Mounier invita a far fronte, ad accogliere l'avvenimento, a recepire ciò che rivela, ad inventare l'azione, gli impegni che richiama. « L'avvenimento, se io sapessi accoglierlo, è veramente la rivelazione di tutto ciò che è estraneo, della natura e degli uomini e -per alcuni- di qualcosa di più dell'uomo ».Mentre scrive a Jean Marie Domenach pochi mesi prima della sua morte, Mounier propone una nuova formula spesso citata e che esprime la sua idea sul ruolo dell'avvenimento. Evoca il sentimento che ha dell'invecchiamento, dell'interrogazione sulla propria vita... E conclude: « a meno che l'avvenimento... l'avvenimento sarà il nostro maestro interiore...  » Non si è data sufficiente attenzione ai termini di tale formula. L'espressione augustiniana indica la parte più intima della persona: « la verità che governa lo spirito », « ecco il Maestro, colui di cui si dice che abita l'uomo interiore, Cristo, cioè la forza immutabile di Dio e della Saggezza eterna ». Che l'avvenimento possa essere collocato come il maestro della nostra più alta intimità spirituale è poco agostiniano. Ma ciò esprime con forza il posto che Mounier attribuisce all'avvenimento nella vita spirituale.
In tutto quanto precedentemente detto è stato messo l'accento sugli impegni sociali e politici. Ma a seconda delle varie forme che può assumere l'azione personale, gli impegni sono diversi: professionali, famigliari, etici, religiosi, spirituali.

Guy Coq